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La Volatilità Implicita

di Gelindo Lops


Suggerimenti e Commenti

Tratto da : www.studioborsa.com
Newsletter sui covered warrant a cura di Gelindo Lops



Partiamo dalla definizione che si trova in un prospetto informativo di Covered Warrant: "...si precisa che per volatilità implicita si intende il livello di volatilità estrapolabile dai prezzi delle opzioni con durata analoga a quella dei warrant, che vengono trattate sul mercato interbancario. Tale concetto si contrappone a quello di volatilità storica, essendo quest'ultima rappresentata dalla deviazione standard relativa ai prezzi dell'attività sottostante nell'arco di un periodo di tempo passato (normalmente un anno)."
Le variabili che determinano il prezzo di un CW sono essenzialmente il prezzo attuale del sottostante, la scadenza, la base oltre a dividendi attesi, tasso di interesse e tasso di cambio.
A questi fattori si deve aggiungere una stima della probabilità che il prezzo del sottostante salga oltre il valore dello strike, per effettuare queste stime non si può far altro che rivolgersi alla storia del titolo e misurare, in media, di quanto si muove il titolo. Per effettuare la misurazione delle variazione media storica a cui è stato soggetto il titolo si calcola il valore medio nell'intervallo considerato, poi si misurano giornalmente le differenze in valore assoluto dal prezzo medio del titolo, si elevano al quadrato per evitare che quelli con segno meno compensino quelli con segno positivo. A questo punto si calcola una media dei precedenti scostamenti elevati al quadrato, ottenendo la varianza: più è alta più ci si deve aspettare che un titolo sia ballerino, che subisca cioè variazioni robuste del suo prezzo in poche giornate, magari alternando segni + e -. La varianza è una buona misura della volatilità a cui sarà soggetto il titolo, meglio è la deviazione standard richiamata nel'estratto del prospetto che non è altro che la radice quadrata della varianza. Come avrete intuito, la varianza e la deviazione standard sono calcolate sulle quotazioni passate del titolo, forniscono quindi una misurazione della volatilità storica del titolo, dalla quale si deve partire per stimare invece la futura volatilità del titolo.

Torniamo al prezzo del CW, tutte le variabili citate ad eccezione della volatilità/varianza/deviazione standard (chiamatela come volete, ma non è altro che la stima di quanto ballerà in futuro il titolo...) sono reperibili sul mercato: prezzo attuale del sottostante, base, tasso di cambio.... Il prezzo di un CW quindi è "manovrabile" esclusivamente stimando in maniera differente la volatilità: se un emittente utilizza una volatilià alta vuol dire che assegna una grossa probabilità alla possibiltà che il titolo cresca ben oltre lo strike, il prezzo del warrant sarà, a parità di condizioni, molto alto. Ovviamente, a parità di condizioni, se il market maker decide si ridurre la volatilità ne risentirà il prezzo del warrant, sia put che calll. Quello che voglio precisare è che non è tanto il valore assoluto della volatilia utilizzato per prezzare i CW, ma le sue variazioni repentine.

Torniamo al concetto di volatilità storica. Essendo una media delle moltissime oscillazioni subute dal sottostante nell'ultimo anno, ogni giorno uscirà l'oscillazione più anziana e varrà sostiuita da quella di ieri: è lecito quindi pensare che la volatilità storica misurata oggi non sarà distante da quella di domani, a maggior ragione quella di domani mattina sarà alquanto simile a quella di domani pomeriggio. Ma il market maker, come visto, fa riferimento ad un altro concetto di volatilità: la volatilità implicita. La volatilità implicita non esiste. Quando un market maker prezza un covered warrant bada esclusivamente a tenerla oltre quella storica, poi più alta riesce a mantenerla meglio è. Se, ad esempio, il primo giorno di contrattazione stima che il sottostante avrà una volatilità implicita del 40% incassrà di più che se avesse fatto una stima del 30%, avendo come base magari una volatilità storica del 20%.
Possiamo dire quindi che la volatilià storica è quella vera, misurabile e verificabile.
La volatilità implicità è quella utilizzata per soppesare i CW, è sempre maggiore di quella storica e, cosa esaltante, varia a piacimento. La volatilita implicita sul mercato delle opzioni non è altro che quella che, mediamente, hanno deciso di considerare valida per il futuro su quel mercato. La volatilità implicita sul mercato dei covered warrant non è altro che la volatilità media che stanno usando i market maker per prezzare i loro strumenti.
Nessuno può dire che è adeguato un livello di volatilità pittosto che un altro. Nessuno può dire che sia meno opportuno comperare un CW prezzato utilizzato una volatilità implicita più alta della media. L'importante è che la volatilità implicita sia il più costante possibile, se un market maker mi vende un warrant stimando una volatilità pari al 40% del valore titolo e se lo ricompra dopo alcuni giorni variando il prezzo solo per le variazioni del sottostante e per il trascorrere del tempo non mi fa nè un torto ne un favore, è semplicemente corretto, se al momento di riacquistare il mio CW stiama una volatilità del 30% mi assoggetta ad una perdita o ad un mancato guadagno indipendente o quasi dalle dinamiche del mercato. Volendo trarre un insegnamento da tutto questo, si può semplificare dicendo che la volatilità implicita è il vero prezzo dell'opzione, in quanto tutti gli altri elementi sono forniti dal mercato.

A parità di condizioni quindi è lecito affermare che la scelta del CW da acquistare dovrebbe ricadere sul CW che incorpora una volatiltà implicita minore, fornendo quindi meno possibilità al market maker di ridurla verso quella storica in futuro. Ancora meglio sarebbe indirizzarsi verso quei Market Maker che si sono dimostrati storicamente più stabili, meno propensi cioè a muovere spesso la volatilità implicita usata per quotare i loro covered.


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